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Società

V. HAVEL, COSì NASCONO I “DISSIDENTI”

V. HAVEL, COSì NASCONO I “DISSIDENTI”

Vaclav Havel

Vaclav Havel

“La definizione di ‘dissidente’ necessariamente richiama l’idea che si tratta di una professione speciale; quasi che, oltre ai vari modi più normali di vivere, ce ne fosse uno speciale, cioè il brontolare ‘dissenziente’ sulla situazione; quasi che il ‘dissidente’ non fosse semplicemente un fisico, un sociologo, un operaio o un poeta che si comporta come sente che deve comportarsi e che solamente dalla logica interna del suo pensare, agire e lavorare (messa a confronto con le occasionali circostanze esterne) è stato portato – senza premeditazione o compiacimento – a uno scontro aperto con il potere, ma fosse invece uno che ha deciso di intraprendere la carriera di scontento di professione, come un altro decide che farà il calzolaio o il fabbro. In realtà le cose stanno diversamente: in genere l’uomo prende coscienza di essere un dissidente quando lo è già da un pezzo… E’ una posizione esistenziale che per di più non è monopolio di coloro che… si fregiano del titolo di ‘dissidente’. Se da tutte le migliaia di individui anonimi che tentano di vivere nella verità… si scegliessero alcune decine di persone e si formasse con queste una specie di categoria sociale, un simile modo di procedere delineerebbe un’immagine completamente deformata della situazione generale, sia che faccia trionfare l’idea che i ‘dissidenti’ siano una specie di élite, un gruppo esclusivo di ‘fauna protetta’ a cui è permesso quello che agli altri è vietato e che il governo alleva forse come esempio vivente della propria larghezza di vedute, sia che al contrario alimenti l’illusione che se sono così pochi i perennemente insoddisfatti e se non hanno neppure molte speranze, allora vuol dire che tutti gli altri sono soddisfatti… Ma non è tutto: questa categorizzazione finisce anche per dare involontariamente credito all’idea che per i ‘dissidenti’ si tratti soprattutto di un loro interesse di gruppo… Questa immagine contrasta profondamente con il significato reale della posizione di ‘dissidente’, questa posizione si riferisce all’interesse per l’altro, per ciò che la società nel suo insieme soffre, quindi per tutti gli ‘altri’ che non si fanno sentire. Se i ‘dissidenti’ hanno un briciolo di autorità e non sono già da un pezzo stati schiacciati… non è certo perchè il governo avesse in grande considerazione questo gruppuscolo esclusivo e le sue esclusive riflessioni, ma proprio perchè avverte quel potenziale potere politico che è la ‘vita nella verità’ radicata nella ‘sfera segreta’, perchè avverte da che mondo nasce ciò che questo gruppo fa e a che mondo si rivolge: al mondo della quotidianità umana…
Il primo dato certo quindi è che l’aspirazione di partenza, quella più importante, che stabilisce a priori la sfera dei loro tentativi, è semplicemente quella di realizzare e sostenere la ‘vita indipendente della società’ come espressione ‘articolata’ della ‘vita nella verità’, quindi l’aspirazione di servire alla verità con coerenza e decisione…
“Un uomo non diventa dissidente perché un bel giorno decide di intraprendere questa stravagante carriera, ma perchè la responsabilità interiore combinata con tutto il complesso delle circostanze esterne finisce per inchiodarlo a questa posizione: viene sbattuto fuori dalle strutture esistenti e messo in confronto con esse”.

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