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Crisi Economica, Senza categoria

Oscar Giannino, 14 settembre 2011.

Oscar Giannino, 14 settembre 2011.

Non mi sembra tiri fuori qualche cosa di nuovo, in realtà i dati relativi al debito pubblico in relazione alle legislature sono sempre stati pubblici e disponibili. Molti siti, blog, gruppi e pagine di social network hanno più volte documentato questo rapporto che ad una prima lettura darebbe indubbiamente ragione alle legislature di centro-sinistra.

Grafico relazione rapporto debito pubblico su pil e governi

Grafico relazione rapporto debito pubblico su pil e governi

L’entusiasmo parte da questa non notizia ed approda prontamente anche su siti come quello del Circolo PD Ilaria Alpi di Empoli: http://circolopdilariaalpi.wordpress.com/2011/09/30/debito-pubblico-centrosinistra-e-centrodestra-non-sono-uguali/

Dato della serie storica della Banca d’Italia

Prima considerazione: non c’è nessuna notizia, Oscar Giannino scopre l’acqua calda. Julian Assange non lo assumerebbe neanche come fattorino. Semmai, la mia attenzione va al “perchè” egli ritenga importante fornire in questo momento questi dati pubblici con quell’enfasi da desecretazione.

La sintesi della sua dissertazione è che i governi di centro-sinistra hanno avuto una propensione all’accumulo del debito pubblico con una media giornaliera sulla legislatura enormemente più bassa di quella dei governi di centro-destra, arrivando all’orgasmo citando il governo D’Alema.

accumulo debito pubblico media giornaliera per legislatura

accumulo debito pubblico media giornaliera per legislatura

Basta. Fine dell’esposizione.

C’è in questo quanto mai sospettoso inno al centro-sinistra qualche cosa che non mi convince, c’è soprattutto quella nota stonata di lode al governo D’Alema.

Qual’è stato il prezzo da pagare per ottenere quei record positivi di contenimento di debito pubblico? Proprio ciò che in questi giorni ci viene richiesto dalla BCE!!!

1) UNA POLITICA ECONOMICA E FINANZIARIA FEROCEMENTE ANTIPOPOLARE: 

– Tagli per ben 148 mila miliardi di lire fra maggiori entrate e tagli alla spesa sociale, assistenziale, sanitaria e previdenziale;

– Al contrario, generosi sono stati i regali alle imprese e ai padroni: dalla proroga del condono previdenziale, all’introduzione della Dual income tax (Dit) che riduce le tasse alle imprese, agli incentivi alla rottamazione delle auto, agli sgravi fiscali e alle agevolazioni per le imprese che decidono di investire al Sud;

In questo quadro e nel quadro della cancellazione dello “Stato sociale” e della privatizzazione dei servizi sociali, si possono annoverare anche le misure via via assunte dai vari governi di “centro-sinistra” a favore del “terzo settore”, nonché quelle misure volte ad agevolare la previdenza integrativa che stenta a decollare attraverso agevolazioni fiscali e lo scippo del Tfr, ossia delle liquidazioni.

2) IL RECORD DELLE PRIVATIZZAZIONI:

I governi di “centro-sinistra” hanno realizzato il non meritevole record mondiale delle privatizzazioni superando di gran lunga la Gran Bretagna della Thatcher e di Blair. In cinque anni quasi tutte le più importanti aziende pubbliche sono state svendute ai privati creando montagne di profitti, almeno 110.000 “esuberi”, cioè lavoratori licenziati o in via di licenziamento e soprattutto la perdita del controllo da parte dello Stato di importanti servizi come l’energia, le telecomunicazioni, i trasporti.
Uno dei primi atti del governo Prodi è stata la privatizzazione della terza e ultima tranche di azioni dell’Ina (21.6.96). A seguire, la terza e ultima tranche dell’Imi. Poi è stata la volta della Stet, con lo scorporo e la vendita della Seat, la società che gestisce le “pagine gialle”. Il PRC prima si dice contrario, poi si allinea alla maggioranza. La Stet viene successivamente incorporata nella Telecom il cui pacchetto azionario pubblico viene messo in vendita nell’ottobre ’97.

Intanto, nel luglio ’96, si dà attuazione alla privatizzazione dei servizi pubblici locali attraverso la costituzione di società per azioni in cui i Comuni possono partecipare solo con quote minoritarie. Il 21 aprile ’99, il governo D’Alema approva un disegno di legge che privatizza definitivamente i servizi pubblici locali. Tutte le aziende municipalizzate (ossia aziende speciali e i consorzi gestiti direttamente dai comuni) che erogano in regime di monopolio acqua, gas, elettricità, trasporti urbani, rifiuti urbani vengono trasformate in “imprese”.
è poi la volta dell’Iri, i cui pezzi più pregiati Alitalia, Autostrade, Finmeccanica, Fincantieri e Aeroporti di Roma vengono a uno a uno messi sul mercato, fino alla sua liquidazione che avviene il 28 giugno 2000.
Il 16 aprile ’97 viene privatizzato l’Istituto San Paolo di Torino. Il 16 gennaio ’98 viene approvato il decreto legislativo che liberalizza il commercio abolendo licenze e regole di orario. Viene poi liberalizzata la telefonia fissa (16.2.98) e l’energia elettrica che porterà in breve tempo (il 25.10.99) alla privatizzazione dell’Enel.
Il decreto legislativo del 19.5.00 mette fine al monopolio dell’Eni sul gas.
La legge sulla Tv (legge Maccanico) approvata anche con il voto del PRC, che peraltro ha fatto salve le reti di Berlusconi, va nel senso della privatizzazione della Rai. Passi decisivi sono stati compiuti anche verso la privatizzazione delle Ferrovie (decreto del 27.3.98) e dell’Ente Poste trasformato in Spa il 16.1.98.
D’Alema arriva anche a vendere i beni demaniali ai privati, fra cui il Foro italico e lo Stadio olimpico.

3)SELVAGGIA LIBERALIZZAZIONE DEL “MERCATO DEL LAVORO” E ATTACCO AI DIRITTI SINDACALI:

Oltre ai regali fiscali e alle privatizzazioni i governi di “centro-sinistra” hanno portato in dono ai capitalisti la piena liberalizzazione e privatizzazione del “mercato del lavoro” all’insegna della famigerata “politica dei redditi”, del “patto sociale” e del supersfruttamento.
Si inizia il 24 settembre 1996, quando governo, confederazioni padronali e vertici sindacali siglano un “patto sul lavoro” in continuità e andando oltre l’accordo del 23 luglio ’93 di Amato che cancellava la scala mobile e inaugurava la “politica dei redditi”. Il “patto” di Prodi prevede flessibilità sul lavoro e sui salari, lavoro precario, “lavori socialmente utili”, “salario d’ingresso”, “contratti d’area”, contratti formazione-lavoro, lavoro in affitto (interinale), estensione dell’apprendistato a tutti i settori, stage, la privatizzazione del collocamento, sgravi fiscali e previdenziali alle aziende.
A distanza di pochi mesi, il 18 giugno ’97, viene approvata la legge Treu, con i voti del PRC, che sulla base del “patto” sancisce la completa deregolamentazione del “mercato del lavoro” e la sua progressiva privatizzazione.
Nello stesso quadro il 1• ottobre 1998 viene approvato il decreto legislativo per l’istituzione dell’Agenzia “Sviluppo Italia” che nella sostanza liberalizza e deregolamenta il “mercato del lavoro” al Sud.
Nel frattempo viene privatizzato il collocamento (decreto legislativo del 23.12.97 e decreto attuativo del 13.5.98).
Nel luglio ’98, in barba alla promessa sulla riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore, viene prorogato e peggiorato il regime degli straordinari attraverso un decreto governativo.
Il 28 novembre 1998 viene approvata la “riforma” dei “Lavoratori socialmente utili”. Gli Lsu vengono trasformati in strumenti attivi del “mercato del lavoro”, ossia viene istituzionalizzato il lavoro nero, precario e sottopagato.
Il 22 dicembre 1998 viene siglato un nuovo “patto sociale”, il cosiddetto “patto di Natale”, fra governo D’Alema, associazioni padronali e sindacati sempre all’insegna della flessibilità e del supersfruttamento.
La mannaia del governo si abbatte sul pubblico impiego, anche in virtù della controriforma federalista Bassanini della pubblica amministrazione. Si inizia col blocco delle assunzioni e delle liquidazioni per sei mesi nel pubblico impiego stabilito nella finanziaria ’97. Poi il primo accordo governo-sindacati del 12.3.97 introduce la flessibilità selvaggia e le “gabbie salariali”. I contratti della sanità e della scuola vengono chiusi all’insegna della privatizzazione del rapporto di lavoro. Il 10 agosto 2000 viene firmato l’accordo governo-sindacati che introduce nel pubblico impiego persino il lavoro temporaneo e interinale.
Il 24 aprile 2000 viene approvato un decreto legislativo sullo status di disoccupato che costringe i disoccupati ad adattarsi totalmente alle leggi del mercato capitalistico.
In una simile politica antioperaia e antisindacale non poteva mancare l’ennesimo attacco al diritto di sciopero con l’approvazione definitiva il 4 aprile 2000 di una nuova legge antisciopero nei “servizi pubblici essenziali”, che peggiora quella fascista del 1990. Un’approvazione favorita dalla rinuncia all’ostruzionismo parlamentare da parte del PRC.
Peraltro, il disprezzo del diritto di sciopero e dei diritti sindacali dei lavoratori era già stato mostrato in particolare dal governo D’Alema allorché fu siglato il patto con i padroni e il sindacato che cancellava di fatto il diritto di sciopero durante il giubileo, le precettazioni dei ferrovieri e del personale di volo, nonché il rifiuto di costituirsi in giudizio contro i referendum liberticidi, antioperai e antisindacali dei radicali, poi fortunatamente falliti.

Grazie a: http://www.pmli.it/misfattideigovernicentrosinistra.htm

 

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