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USA made in Cina

Ecco cosa significa globalizzazione. L’articolo che segue potrebbe descrivere una delle mille aziende cinesi che si basano sul basso costo della mano d’opera, sull’assenza delle condizioni minime di diritti sindacali, di sicurezza sul lavoro. Invece descrive le condizioni di lavoro imposte da una multinazionale come Amazon in uno stato degli USA, la Pennsylvania.


Caldo insopportabile, ritmi insostenibili e paghe basse

L’inchiesta di un quotidiano della Pennsylvania ha rivelato il lato oscuro della straordinaria crescita di Amazon

Lavorare in un magazzino statunitense di Amazon può significare soffrire un caldo asfissiante in estate, sostenere ritmi di lavoro massacranti e accettare contratti precari.

E’ questa l’immagine sulle condizioni di lavoro nel colosso dell’ecommerce offerta da un’inchiesta del Morning Call, un quotidiano di Allentown, in Pennsylvania. La scorsa estate il Morning Call ha intervistato venti persone che lavorano o hanno lavorato in un centro di distrubuzione di Amazon.

Spencer Soper

Spencer Soper

“Solo uno degli intervistati ha detto che le condizioni di lavoro sono buone”, scrive Spencer Soper, l’autore dell’inchiesta. “Gli altri lavoratori hanno raccontato che erano costretti a sopportare un caldo tremendo all’interno del magazzino e a lavorare a ritmi insostenibili. I dipendenti erano rimproverati in continuazione per la loro produttività ritenuta insufficiente e ricevevano minacce di licenziamento. Chi non raggiungeva gli obiettivi di produzione veniva licenziato e accompagnato fuori davanti afli occhi di tutti. Queste scene spingevano alcuni lavoratori a stringere i denti e a resistere ai rimproveri per paura di perdere il posto”.

Durante l’estate la temperatura all’interno dei magazzini diventa davvero proibitiva. “Per questo”, si legge nell’articolo, “Amazon ha accettato di tenere delle ambulanze della ditta privata Centronia Ambulance parcheggiate all’esterno. Il personale paramedico a bordo è pronto a intervenire ogni volta che un dipendente presenta segni di disidratazione o altre forme di stress da caldo. Chi non si riprende subito viene mandato a casa oppure trasportato in ospedale. Nel frattempo i dirigenti chiamano un’altra persona pronta a prendere subito il posto dell’infortunato. In tempi migliori non sarebbero molte le persone disposte a lavorare in un magazzino infuocato per undici o dodici dollari l’ora. Oggi, con la crisi, Amazon e Integrity Staffing Solutions, l’agenzia di lavoro interinale che assume personale per conto del sito di ecommerce, possono trovare facilmente manodopera tra i numerosi disoccupati statunitensi”. Il caso di Amazon, continua il Morning Call, “dimostra che molte grandi aziende sfruttano le pessime condizioni del mercato del lavoro per ridurre i costi. Per questo fanno sempre più affidamento sui contratti a tempo determinato”.

Un altro problema delle condizioni di lavoro ad Amazon sono i ritmi di lavoro. “Lavorare troppo lentamente o non riuscire a centrare gli obiettivi di produzione è uno dei motivi più frequenti alla base dei provvedimenti disciplinari. I dipendenti devono mantenere un ritmo di produzione misurato in unità per ore, che può variare in base alla mansione e al tipo di prodotto maneggiato. Di solito si usano degli scanner palmari per tracciare il percorso della merce nel magazzino. Ma questo sistema permette ai dirigenti di controllare la produttività del lavoratore minuto per minuto”.

Intanto Jeff Bezos, il fondatore e amministratore delegato di Amazon, “continua a scalare la classifica degli uomini più ricchi del mondo. Secondo il settimanale Forbes, occupa la posizione numero trenta, con una ricchezza personale pari a 18,1 miliardi di dollari. Questa ricchezza è legata al valore delle azioni di Amazon, che negli ultimi cinque anni è cresciuto di quasi otto volte fino a 240 dollari l’una. Rispetto a un’azienda come Walmart, i clienti non vedono cosa c’è dietro, ma solo quello che appare sullo schermo del computer.

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