//
you're reading...
Geopolitica

Il tramonto dell’Inghilterra

N.931 – Anno 19

Ed Vulliamy, Harper’s Magazine, Stati Uniti.


Ed Vulliamy

Ed Vulliamy

Ed Vulliamy è un giornalista britannico. Scrive per il Guardian e l’Observer. Il suo ultimo libro è “Amexica: war along the borderline” (New York 2010) sui cartelli della droga messicani.


L’industria a pezzi. La società allo sbando. La violenza sempre più diffusa. Trent’anni di Thatcher e New Lobour hanno devastato il paese che per oltre un secolo è stato l’officina del mondo. La Gran Bretagna raccontata da un grande giornalista inglese.

Una domenica pomeriggio di un mese solitamente noioso come agosto, nel 2011, i cellulari di Enfield, nella zona nord di Londra, ricevono un messaggio:”Cominciate ora. Prendete borse, carrelli, macchine, camioncini, martelli, tutto“. I destinatari sono invitati a non farlo sapere agli “infami”: l’obiettivo è “rubare tutto”. Poche ore prima, nel vicino quartiere di Tottenham, si era conclusa una notte di rabbia e rivolta.

Mark Duggan

Mark Duggan

La polizia aveva ucciso, apparentemente senza motivo, Mark Duggan, padre di tre figli, scatenando larazione dell’intera comunità.[articolo]. Dopo quella domenica sono cominciati i saccheggi di alcuni tra i simboli più riconoscibili della vita quotidiana in Gran Bretagna: negozi di grandi catene, job centres, agenzie immobiliari e di scommesse. Ancuni negozi sono stati dati alle fiamme.

La sera successiva, il lunedì, i saccheggi e le sommosse hanno cominciato a somigliare a una rivolta politica e la polizia ha perso il controllo di interi quartieri della città, travolta da un’ondata di fuoco e rabbia. Ci sono volute tre ore prima che gli agenti riuscissero a placare i tumulti a Pembury Estate, nella zona orientale di Londra. Qui un gruppo di ragazzi aveva assaltato una macchina della polizia, costringendo l’agente alla guida a scappare sfrecciando tra la folla. “Vi odiamo. La colpa di tutto questo è solo vostra!“, hanno urlato in faccia ai poliziotti alcune ragazzine che stavano aiutando un coetaneo accoltellato.

Nei giorni seguiti alle più gravi rivolte degli ultimi decenni in Gran Bretagna, i leader politici si sono sforzati di dare un senso a quello che stava succedendo in un paese ormai in declino, fino a poco tempo prima convinto di vivere in una sorta di idillio, tra il matrimonio di William e Kate e le Olimpiadi del 2012 a Londra. Tornato in anticipo dalle sue vacanze in Toscana, il primo ministro David Cameron ha parlato di “pura e semplice criminalità”. Anche il laburista Jack Straw, ex ministro dell’interno, ha dichiarato che era arrivato “il momentodi costruire nuove carceri”.

Il leader liberaldemocratico Nick Clegg, oggi vicepremier, aveva invece previsto le rivolte con più di un

Nick Clegg

Nick Clegg

anno di anticipo. L’11 aprile 2010 era intervenuto in tv su Sky News per commentare le sommosse in Grecia. In quella circostanza aveva lanciato un avvertimento: se un governo conservatore fosse andato al potere in Gran Bretagna e avesse “tagliato drasticamente la spesa pubblica con una maggioranza parlamentare risicata, molte persone avrebbero reagito male”. Alla domanda se “reagire male” volesse dire organizzare rivolte e saccheggi, Clegg aveva risposto:”Credo che il rischio sia decisamente alto”.[vedi intervista] Per i britannici Clegg è una figura in qualche modo ridicola, ma anche simbolicamente importante. Dopo le elezioni del maggio 2010 si è alleato con i conservatori di Cameron, garantendogli così la maggioranza necessaria per realizzare proprio quei progetti che il leader del Partito Liberaldemocratico aveva detto di temere. E ora Clegg si trova a osservare le conseguenze delle rivolte che lui stesso aveva previsto. Un tempo a Eton, il college dell’aristocrazia britannica, frequentato anche da Cameron, c’era la tradizione del fagging: ai ragazzi più grandi erano assegnati degli alunni più piccoli come servitori, i fags, appunto. Non a caso nella stampa satirica Clegg viene dipinto come “il fag di Eton”, al servizio del governo.

Gossip e denaro.

Nel giorno più violento delle rivolte dell’estate scorsa, la borsa di Londra è crollata ai minimi dell’anno. Poco dopo la fine dei riots [articolo] si è venuto a sapere che il 20% dei britannici tra i sedici e i ventiquattro anni è senza lavoro e che il 2011 sarebbe stato l’anno con il numero più alto mai registrato di candidati non ammessi all’università. Cameron ha parlato del “lento declino morale” della Gran Bretagna, riprendendo un’espressione più volte usata quando era all’opposizione: broken Britain, un paese in pezzi. Il primo ministro ha insistito sulla necessità di affrontare “i presupposti che hanno trascinato parte della società britannica in questa situazione agghiacciante”, tra cui “l’irresponsabilità, l’egoismo e l’incapacità di pensare alle conseguenze delle proprie scelte”. Cameron è stato virtuoso e risoluto. Ma di recente anche la sua reputazione è stata macchiata da uno scandalo che ancora lo imbarazza: il suo ex spin doctor, Andy Coulson, è stato coinvolto nel caso delle intercettazioni del tabloid News of the World di Rpert Murdoch, di cui era stato direttore dal 2003 al 2007.[articolo].

L’ex premier laburista Tony Blair ha subito sottolineato che affermazioni come quelle di Cameron non fanno che danneggiare l’immagine della Gran Bretagna. Blair, inoltre, ha negato di aver lasciato in eredità ai conservatori una “nazione in pezzi”. Ma anche i laburisti possono permettersi di fare i moralisti.L’anno scorso lo scandalo dei rimborsi ai parlamentari ha rivelato che la deputata laburista Hazel Blears aveva chiesto rimborsi pubblici che non le spettavano, mentre sfruttava uno stratagemma per non pagare le tasse sulla vendita di due appartamenti a Londra.[articolo]. Ma forse i reati più comprensibili per chi ha messo a ferro e fuoco la Gran Bretagna ad agosto sono quelli di un altro laburista, Gerald Kaufman. Prima di condannare i riots, Kaufman aveva chiesto il rimborso per una gigantesca tv del valore di 8.865 sterline (circa diecimila euro) e per dei lavori nel suo appartamento di Londra, nel ricco quartiere di Regent’s Park, costati 28.834 sterline.[articolo].

Sembra, insomma, che il “declino morale” della società britannica cominci ai piani alti. Tutti, però, hanno fatto finta di non vedere gli accordi poco trasparenti tra le élite, il clientelismo, le reciproche convenienze. I problemi del paese sono particolari: particolarmente seri, particolarmente fastidiosi e particolarmente indecenti. Il paese che si autodefinisce “Cool Britannia” è diventato avido, ossessionato dall’affarismo, xenofobo, bellicoso e arrogante.

Gli stranieri che arrivano in Gran Bretagna cominciano a rendersi conto di questa decomposizione della società gia all’areoporto di Heathrow, a Londra, uno dei più importanti del mondo ma anche il più fatiscente. Un’infrastruttura così fatiscente che nel dicembre 2010 ha chiuso per quattro giorni dopo una leggera nevicata: mancavano gli sbrinatori per gli aerei. Agli stranieri può essere piaciuto lo show del matrimonio reale in tv, anche se non sapevano (o magari hanno preferito dimenticare) che qualche anno fa il principe William aveva accompagnato a una festa in maschera suo fratello Harry vestito in divisa nazista. “Sono ragazzate”, aveva commentato la gente allora. Gli americani possono anche pensare che Londra sia un fedele alleato in Iraq, in Afghanistan e nella guerra al terrorismo, ma ignorano il fatto che il pretesto usato per giustificare questi interventi, cioè il dossier presentato da Blair nel 2003, era stato manipolato ad arte. Gli americani dovranno anche sorvolare sul fatto che la guerra al terrorismo è stata poi improvvisamente sospesa quando altre urgenze hanno fatto sì che Abdelbaset Ali Mohmed al Megrahi, l’attentatore libico del volo PanAm 103, esploso sulla cittadina di Lockerbie nel 1988, venisse liberato per far piacere al colonnello Gheddafi, con cui Blair era in ottimi rapporti. Nello stesso periodo – che coincidenza! – la Libia stava per siglare un importante contratto con la compagnia petrolifera britannica Pb.[SkyNews-video].[video su Bp – esempio dell’ingerenza tra le corporations e la democrazia].

Quanto pesa la City.

“La giustizia piegata agli interessi economici”: così il senato statunitense avrebbe successivamente descritto il rilascio di Al Megrahi. Una definizione che sembra adattarsi bene agli affari della Gran Bretagna di oggi, un paese ormai in vendita, a prezzi stracciati, a chiunque abbia soldi da spendere. Nessun’altra nazione al mondo permette che le decisioni cruciali per la sua economia siano prese all’estero. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. La Renault è controllata dai francesi, la Fiat è italiana. La Jaguar e la Land Rover, invece, sono indiane, la Vauxhall è americana e la Rolls-Royce è tedesca. Ferrero Rocher è un cioccolatino italiano, mentre le barrette Cadbury sono di proprietà statunitense. I magazzini Harrods sono del Qatar. Persino il passatempo preferito di un’intera nazione è stato svenduto all’estero: mentre la Juventus e il Milan sono di proprietà italiana e il Barcellona e il Real Madrid sono controllati dai loro tifosi, il Manchester United e il Liverpool sono statunitensi, il Chelsea è russo e l’Arsenal se lo dividono un americano e un russo-uzbeco.

L’intero settore industriale britannico è in dismissione. Il suo declino, però, viene mascherato da una sfilza di slogan pubblicitari.”Looking after your world” (Ci prendiamo cura del tuo mondo) è lo spot scelto dalla British Gas. Quello della British Telecom è “Bringing it all together for London 2012” (Uniamo il paese per Londra 2012), mentre la polizia della capitale ha scelto “Working together for a safer London” (Lavoriamo insieme per una Londra più sicura). Dietro questi stupidi slogan, una miscela di avidità, incompetenza e autoritarismo sta trasformando la Gran Bretagna in un paese non solo inefficiente ma anche invivbibile. Un paese che ormai ha perso le sue proverbiali buone maniere e che si fonda sull’opportunismo e sul gossip.

E’ difficile dire quando e perchè la società britannica ha cominciato a decomporsi. Ma alcune risposte si possono trovare nello smantellamento del settore industriale e nella perdita di coesione e del senso di comunità che quel mondo si portava dieto. La scomparsa delle fabbriche e del loro tessuto sociale si è consumata tra gli anni ottanta e novanta, parallelamente alla privatizzazione senza scrupoli delle infrastrutture e dei servizi pubblici, che un tempo non erano considerati come semplici opportunità di speculazione. Le industrie tradizionali sono state sostituite  dalle imprese di servizi e commercio, e in particolare da un settore: la finanza. In questo modo l’economia ha finito per dipendere dai capricci e dagli interessi delle grandi banche. La Gran Bretagna moderna è plasmata dalla City di Londra, dai suoi valori e dal suo denaro. Tutto questo è evidente se si considera la prostituzione della politica nei confronti della finanza, che si è manifestata, per esempio, nell’uso del denaro dei contribuenti per salvare le banche. Di recente, inoltre, è diventata quasi una regola che i membri del governo lascino i loro incarichi per diventare consulenti di quegli stessi istituti. La società britannica si ispira sempre di più all’avidità delle grandi banche.

Inizialmente si pensava che la dipendenza del paese nei confronti della finanza globale potesse generare effetti benefici per tutta l’economia. Invece alla fine sono stati i soldi dei contribuenti, decine di miliardi di sterline, a salvare le istituzioni che avevano messo in crisi l’economia britannica. Quando il premier Gordon Brown ha detto al parlamento che il bailout delle banche era servito a “salvare il mondo”, ha anche specificato che dopo l’intervento pubblico i britannici avrebbero controllato la Royal Bank of Scotland e le sue associate. Ma dopo averci trascinato sulla soglia del baratro e dopo essere state tenute a galla con i soldi dei cittadini, le banche e le compagnie di assicurazioni nel 2011 hanno distribuito ai loro manager premi per 14 miliardi di sterline.

Uno dei pochi esperti di finanza a parlare senza peli sulla lingua è Martin Woods, un ex detective antitruffa della National crime squad (una sorta di FBI britannica) che si occupa di riciclaggio di denaro. Woods sottolinea che “una delle principali conseguenze della dipendenza dell’economia dalle banche è stata la trasformazione della geografia delle opportunità. Durante l’era industriale le occasioni di successo nel campo degli affari e dell’industria erano disseminate in tutto il paese. Oggi il denaro vero, quello che conta, si trova a Londra. La centralità della capitale e dello spirito che la contraddistingue è ancor più evidente di quanto immaginino i britannici“.

Woods ha ragione quando sostiene che il disagio di una nazione parte dalla sua capitale. L’arroganza di Londra ha assunto proporzioni mai viste prima. Chi arriva alle stazioni di King Cross, Euston o Paddington viene accolto dai manifesti della serie “Maybe it’s because you’re a londoner” (Forse è perchè sei un londinese), che vogliono far notare ai passanti che città meravigliosa è la capitale britannica, sciorinando slogan falsamente ottimistici:”Forse è perchè i londinesi hanno il 37% di possibilità in più di diventare opinion leader” o “Forse i tuoi amici che non sono di Londra devono mettersi a correre per tenere il tuo ritmo”. Il londinese intraprendente va sempre di corsa, con una borsa di marca in una mano e nell’altra una tazza di caffè. Secondo questa campagna, il vero londinese è fiero del suo cinismo, sempre pronto a ridere dei britannici di provincia. Paul Gilroy, professore di sociologia alla London school of economics, sostiene che questo fenomeno è frutto di una “malinconia post coloniale”. L’Inghilterra, spiega Gilroy, è un paese che mescola razzismo e xenofobia, che passa “dall’esaltazione schizofrenica (nello sport) alla depressione e all’odio per se stesso”. Una condizione in cui i cittadini non possono che  “rammaricarsi per la perdita di potere e prestigio a livello globale. La potenza di un tempo ha innescato le fantasie che hanno fatto credere ai britannici di essere i padroni del mondo. Mentre il paese è sempre meno influente. E’ l’irrisolto fardello del colonialismo britannico”. Gilroy si concentra soprattutto sulle guerre a cui partecipa Londra e sottolinea “come i giornali di Murdoch siano diventati la voce dei nostri eroici soldati in giro per il mondo. Ma è cinismo, e serve solo a vendere più copie”

La partita tra Germania e Inghilterra ai Mondiali di calcio del 2010 è una buona metafora dell’attuale stato del paese. Nelle settimane precedenti i calciatori inglesi avevano occupato quotidianamente le prime pagine dei giornali, ma non per le loro gesta sportive. Il capitano dell’Inghilterra, John Terry, era finito in uno scandalo per aver messo incinta la ragazza di un ex compagno di squadra. La fascia di capitano era passata così a Steven Gerrard, accusato in quei giorni, ma poi assolto, di aver provocato una rissa in un pub. Wayne Rooney, invece, era su tutte le prime pagine per una relazione extraconiugale con una prostituta, mentre era risaputo che un altro compagno da Terry al Chelsea, Ashley Cole, aveva tradito sua moglie Cheryl, altra ospite fissa dei tabloid. Nonostante questa commedia, gli inglesi avevano grandi aspettative per la partita. Sui giornali era comparsa addirittura una foto di Rooney con in testa un elmetto britannico della prima guerra mondiale, pronto ad affrontare “i crucchi”. Alla fine la giovane squadra tedesca si è dimostrata di gran lunga superiore, vincendo per 4 a 1.

L’argenteria di famiglia.

Nel 1990 ho lasciato la Gran Bretagna e sono rimasto lontano dal paese per quasi tredici anni. Sono partito poche settimane prima che Margaret Thatcher fosse sostituita  da John Major. Secondo i sostenitori della Lady di ferro, il paese era riuscito a scacciare lo spettro del socialismo, mentre i laburisti accusavano l’ex premier di aver distrutto l'”officina del mondo”, come la Gran Bretagna è stata conosciuta per più di un secolo. La Thatcher ha sempre insistito su un punto:”La società non esiste“. Forse la decomposizione è cominciata da qui. E’ stata la Thatcher ad avviare le privatizzazioni, svendendo le risorse della nazione a una nuova oligarchia di azionisti. Un esperimento che ha allargato i confini del libero mercato, sostengono i suoi ammiratori. Secondo i suoi avversari, invece, è stata la trasformazione del paese in una terra desolata, in cui le strutture dl vivere civile sono state annichilite e sostituite dall’egoismo e dall’avidità.

Sono tornato in Gran Bretagna nel 1995, ma sono partito di nuovo il giorno in cui Tony Blair ha stravinto le elezioni, nel 1997. Per i suoi sostenitori, con Blair cominciava una nuova era dopo la lunga notte del governo conservatore. Chi non lo aveva votato, me compreso, pensava invece che il nuovo premier fosse il successore naturale di Margaret Thatcher. Nel 2003 sono tornato oltremanica in pianta stabile e, dopo sei anni di governo Blair, ho trovato una nazione più malata di tredici anni prima.

Protestare per lo sgretolamento dei vecchi valori non è solo nostalgia. Certo, qualcosa è andato perso nel 1985, nel sesto anno del governo Thatcher, quando l’ex premier Harold Macmillan pronunciò davanti all’organizzazione conservatrice Tory reform group uno dei discorsi politici più importanti della storia britannica contemporanea. Macmillan, un conservatore che aveva guidato il paese durante il boom economico del dopoguerra, paragonò il programma di privatizzazioni di Thatcher alla vendita dell’argenteria di famiglia:”Prima scompare l’argenteria georgiana, poi tutti i bei mobili che adornano il salotto. Infini tocca ai quadri di Canaletto”. Macmillan avrebbe poi dichiarato che le sue critiche erano dirette “all’uso delle immense somme ricavate con le privatizzazioni”, ma il termine “argenteria di famiglia” è diventato così comune che è tornato di moda perfino negli ultimi dibattiti sul salvataggio della Grecia. Quanto è arcaica, ma ancora affascinante alle orecchie dei britannici, questa lista di nomi: National Coal Board, British Rail, Gas Board, Water Board. Sono i nomi delle aziende di stato che gestivano i più importanti servizi pubblici. Spesso si sono dimostrate inefficienti, ma erano comunque amministrate da persone che sapevano quel che facevano, preoccupate non solo dei dividendi degli azionisti, ma soprattutto di offrire un servizio ai cittadini: acqua, riscaldamento, illuminazione, ferrovie. Le privatizzazioni hanno fatto comodo ai protagonisti della svendita dell'”argenteria di famiglia”. Nel 1995 i dirigenti delle aziende di servizi pubblici guadagnavano molto di più di quanto avrebbero guadagnato se le compagnie fossero rimaste in mano allo stato. Nel frattempo erano stati tagliati 150.000 posti di lavoro. Laq sfacciataggine dei privati che gestiscono questi servizi continua a stupire. Di recente due grandi fornitori di energia, la Scottish Power e la British Gas, hanno aumentato le tariffe del 19 e del 18 per cento. Due settimane dopo la British Gas – la compagnia che “si prende cura del tuo mondo” – ha annunciato profitti per quasi tre milioni di sterline al giorno. Molte di queste aziende sono state inglobate dalle imprese pubbliche di Francia e Germania, che sfruttano le loro attività in Gran Bretagna per abbassare le tariffe in patria. Ma a noi cittadini spiegano che tutto questo è pe il bene dei consumatori.[…]La situazione attuale della Gran Bretagna è figlia in gran parte degli anni del governo Blair. Nel 2007, dopo un decennio di dominio laburista, uno studio dell’Unicef ha messo la Gran Bretagna in fondo alla classifica sulla qualità della vita dei bambini nei paesi sviluppati. I bambini britannici erano all’ultimo posto per “benessere soggettivo”, relazioni familiari e interpersonali, ma primi in classifica per quanto riguarda i “rischi comportamentali”, che includono bullismo e uso di droghe e alcol: fenomeni usuali, che ogni sabato sera trasformano i centri delle città inglesi in una baraonda di vomito e risse. Il governo ha cercato di sdrammatizzare:”In molti casi i dati dello studio risalgono a diversi anni fa e non tengono dei progressi recenti”, ha dichiarato una portavoce dell’esecutivo con il solito linguaggio intriso di arroganza a cui siamo abituati. Nel frattempo, parlando di cose concrete, nell’ottobre 2007 gli amministratori delegati dell’FTSE 100, l’indice delle 100 società più capitalizzate della borsa di Londra, avevano raddoppiato in sei anni i guadagni, totalizzando un reddito medio di 3,17 milioni di sterline all’anno. Nel maggio 2009, dopo dieci anni di governo Blair e due di governo Brown, il divario tra i ricchi e i poveri in Gran Bretagna ha raggiunto livelli mai visti, almeno da quando ci sono dati statisici ufficiali, cioè dai primi anni sessanta. Secondo il ministero del lavoro la diseguaglianza era cresciuta per il terzo anno di fila, e il numero di bambini e anziani poveri non era diminuito. Sono solo dati, ma l’atteggiamento del governo lo si poteva capire facilmnte dalle dichiarazioni dei leader politici, tra cui Peter Mandelson, uno dei consiglieri più fidati di Tony Blair, che aveva dichiarato di non aver “nulla in contrario al fatto che qualcuno diventi schifosamente ricco”.

Gordon Brown e le banche.

Perfino Margaret Thatcher aveva tenuto alcuni settori, come le ferrovie, al riparo dalla logica del profitto. Ma con l’arrivo del suo successore, John Major, anche la British Rail è stata privatizzata per un tozzo di pane. Il governo era così impaziente di svendere le tre aziende pubbliche del trasporto su rotaia che ha accettato un’offerta di 1,8 miliardi di sterline nonostante la richiesta iniziale fosse di 3 miliardi. La cifra era così bassa  che le aziende privatizzate sono state subito rivendute dai compratori per 2,65 miliardi di sterline. Il costo di quest’operazione ha avuto immediatamente ripercussioni negative sulla sicurezza, le tariffe per i cittadini e i costi di gestione. Le conseguenze della privatizzazione sono evidenti a chiunque viaggi sui treni britannici, i più costosi ma anche i peggiori d’europa.La Gran Bretagna spende per le sue ferrovie private il 40% in più di quello che investono Germania, Francia e Paesi Bassi per il loro servizio pubblico. E ha tariffe più care del 30%.

Richard Branson, presidente della Virgin Group,

separazione rete ferroviaria

separazione rete ferroviaria

ha guadagnato in dividendi dalle sue attività legate alle ferrovie circa 171 milioni di sterline, ma i cittadini britannici ancora sborsano 5,2 miliardi di sterline di contributi alla Network Rail, proprietaria delle infrastrutture ferroviarie.

Per quindici anni la Gran Bretagna ha creduto che questo fosse il modo giusto di fare le cose. Le compagnie ferroviarie che guadagnano una fortuna in cambio di servizi scadenti hanno slogan come “Trasformiamo il tuo viaggio” (la First Great Western). Non c’è dubbio che ci siano riusciti. Poco tempo fa a Londra ho preso un treno molto affollato della First per la Cornovaglia. A bordo i bagni erano tutti occupati e maleodoranti, gli scarichi erano rotti e non c’era acqua corrente. Quest’estate un treno della South West Trains si è rotto, lasciando i passeggeri intrappolati al suo interno per tre ore. Quando sono riusciti ad uscire e hanno raggiunto la stazione più vicina, Woking, hanno rischiato l’arresto per aver attraversato un terreno di proprietà della Network Rail.

Il Partito Laburista ha perseverato in una campagna di privatizzazioni che i conservatori non si sarebbero nemmeno sognati di intraprendere. Un esempio è la svendita delle linee della metropolitana di Londra a vari consorzi, nell’ambito di quello che è stato chiamato “partenariato pubblico-privato”. Il risultato? Mentre i cittadini di Parigi, Madrid, Berlino, Vienna e Stoccolma sfrecciano su treni di metropolitane economiche, silenziose, pubbliche e ben amministrate, i londinesi viaggiano in totale confusione e pagando prezzi esorbitanti, mentre gli altoparlanti strombazzano inutili annunci pubblicitari. I dati pubblicati nel giugno 2011 dimostrano che i ritardi della metropolitana londinese costano a ogni passeggero l’equivalente di tre giorni di lavoro all’anno in termini di tempo.

Di solito si dice che questi problemi sono dovuti al fatto che la metropolitana di Londra è molto antica. Ma i disagi peggiori riguardano la linea Jubilee, la cui estensione è stata inaugurata nel 1999. Tra l’altro, la Jubilee sarà una delle linee più usate in occasione delle prossime Olimpiadi, un dettaglio che ha comprensibilmente scatenato il panico tra gli organizzatori. L’amministratore delegato della London Underground promette “meno chiusure e medno disagi per il futuro”. Il sindaco Boris Johnson assicura che “sarà fatto tutto il lavoro necessario prima delle Olimpiadi”. E aggiunge di essere “molto fiducioso”. Ma sembra l’unico a crederci.

La privatizzazione della metropolitana di Londra è stata voluta in particolare da Gordon Brown, che l’ha definita “un’operazione a rischio zero” per portare liquidità nelle casse dello stato. Dopo essere stato per dieci anni cancelliere dello scacchiere, cioè ministro delle finanze, nel 2007 Brown è diventato premier. Il suo governo sarà ricordato soprattutto per il salvataggio delle banche, costato una cifra fantasmagorica: 850 miliardi di sterline. Ma forse la mossa che definisce meglio il suo profilo politico è la vendita di metà delle riserve auree della Gran Bretagna, effettuata in diciassette aste dal 1999 al 2002, per la cifr di 3,5 miliardi di dollari. Poco tempo dopo il valore dell’oro è schizzato alle stelle. [classifica World Official Gold Holdings January 2011].

La solita pantomima.

I cittadini britannici, sempre più trascurati dalla politica, sono considerati dai loro leader alla stregua di bancomat pieni di soldi, da cui si può attingere quando è necessario. Ma neanche dopo aver pagato riescono a essere lasciati in pace. Anzi, succede il contrario. Perchè i britannici sono costantemente sotto osservazione. La Gran Bretagna è il paese con la maggior quantità di telecamere a circuito chiuso per numero di abitanti. Proiettando a livello nazionale i dati del quartiere londinese di Wandsworth, risulta che i britannici sono osservati da quattromilioni e duecentomila telecamere. Se fosse davvero così significherebbe che il 20% di tutte le telecamere a circuito chiuso del mondo è ammassato su quest’isola. Intanto, mentre la disoccupazione cresce, si può guadagnare qualcosa diventando addetti vituali alle telecamere su internet, denunciando alle autorità le attività criminali o illegali e accumulando così punti che poi si trasformano in denaro. Un sito chiamato Internet Eyes, per esempio, assegna agli utenti un punto se segnalano attività sospette e dieci s scoprono un crimine. Le telecamere sono concentrate nelle città, ma perfino uno degli angoli più remoti del paese, la contea delle isole Shetland, gestisce più telecamere del dipartimento di polizia di San Francisco.

La Gran Bretagna è il paese che ha trasformato il Grande Fratello, un reality show nato nei Paesi Bassi, in un programma cult a livello mondiale, particolarmente rappresentativo della cultura del paese: un’intera nazione che spia persone che diventeranno celebrità, quando non lo sono già.

Con il passare degli anni l’autoritarismo è diventato un tratto distintivo del Partito Laburista di Tony Blair, che sarà ricordato per il tentativo di rendere obbligatoria la carta d’identitàncon i dati biometrici dei cittadini. L’attuale premier, David Cameron, invece, ha guadagnato la fiducia di molti libertari un po’ naif promettendo di combattere “l’erosione delle libertà civili voluta dai laburisti” e di ridurre “l’intrusione dello stato nella vita degli individui“. Ma questo programma ha cominciato a mostrare le sue crepe ancor prima d’essere applicato, quando la polizia ha risposto con insolita durezza agli studenti che protestavano contro l’aumento del 300 per cento delle tasse universitarie. Le forze dell’ordine hanno usato il metodo del kettling, in base al quale gli agenti circondano i manifestanti e li intrappolano per ore in uno spazio delimitato senza permettergli di muoversi. Subito dopo i riots Cameron ha dichiarato che “le preoccupazioni ipocrite sul rispetto dei diritti umani” non avrebbero impedito l’identificazione e l’arresto dei protagonisti delle rivolte, individuati grazie alle telecamere a circuito chiuso. In seguito il premier ha proposto di tagliare i sussidi ai facinorosi e alle loro famiglie e di sfrattare i responsabili dlle violenze nal caso abitassero in case popolari. Poi ha dato la sua approvazione alle prime condanne penali contro i rivoltosi, compresi i sei mesi di reclusione affibbiati a un ragazzo che si era dichiarato colpevole per aver rubato una bottiglia d’acqua da 3,50 sterline.

Cameron è salito al potere attaccando le politiche di Blair e Brown. E aveva ragione a farlo. Ma la Gran Bretagna sembra essere vittima di una casta politica che si autoalimenta. E nonostante tutti i proclami sulla sua diversità (confezionati in gran parte da quell’Andy Coulson finito nello scandalo delle intercettazioni di News on the world), Cameron, spalleggiato dai suoi alleati liberaldemocratici, non ha fatto che peggiorare le cose. Secondo il progetto di Big society, i cittadini avrebbero dovuto sostituire il governo nella gestione di scuole, uffici postali, case popolari e servizi pubblici. Il programma della Big society è stato presentato ufficialmente nel luglio 2010 a Liverpool. Una scelta non csuale.

Toxteth 1981

Toxteth 1981

La parabola di Liverpool – la città della mia famiglia – descrive bene tutto quello che è andato storto nel paese, e non certo per colpa dei suoi cittadini. Liverpool è famosa per i Beatles, il porto (ora chiuso), le squadre di calcio e il suo carattere unico. Ma anche per la sua violenza. Nel 1981 il quartiere multietnico di Toxteth fu teatro di violente rivolte. Quest’anno sono passato sotto la finestra della prima stanza che affittai quando andai via di casa. Da lì vidi le fiamme incendiare quella notte di trent’anni fa. Si dice che quelle rivolte abbiano cambiato la politica britannica, soprattutto dopo le inchieste volute dal governo per capire le cause dei disordini e far luce sul razzismo della polizia. Una reazione molto diversa da quella di Cameron di fronte ai riots del 2011. “Si è trattato di furti, saccheggi e rapine contro la nostra comunità, non abbiamo bisogno di un’inchiesta per saperlo”, ha detto il premier dopo le violenze.

All’inizio di quest’anno, mentre mi occupavo dell’anniversario di quelle rivolte, ho incontrato un uomo che chiamerò Steven. Trent’anni fa Steven scese in piazza per battersi contro la polizia. “Prima c’è stata la deindustrializzazione“, mi ha detto, “ora c’è la recessione. La gente è preoccupata di perdere il lavoro o di dover lavorare più a lungo per la pensione. Guardo questi ragazzi e tra me e me penso:Benvenuti nel nostro mondo. Benvenuti nel 1981‘”. Alcune settimane dopo questa conversazione, Toxteth sembrava tornata indietro di trent’anni. Le strade erano di nuovo in fiamme. Mentre guardava il suo quartiere bruciare, Steven mi ha mandato un’email:”Credo che si tratti di giovani che hanno aspettato il momento opportuno: le misure di austerità si fanno sentire, insieme a un’inflazione sempre più alta, prosciugando i risparmi della classe media“.

Ipocrisia e responsabilità.

Nè l’autoritarismo di Tony Blayr nè le promesse di combatterlo fatte da Cameron sono una vera novità. Quando i leader politici britannici affermano di essere diversi dai loro avversari stanno solo recitando. Cameron ha ricominciato dove Blair aveva lasciato: ha dato alla polizia il potere di vietare ai cittadini di coprirsi il volto con il cappuccio della felpa. Un atteggiamento perticolarmente ipocrita, se ricordiamo quello che Cameron aveva detto nel 2006, in quello che ancora oggi è ricordato come il discorso hug-a-hoodie (abbraccia uno hoodie. Hoodie è una felpa con il cappuccio, ma il termine indica anche i ragazzi che la indossano) [BBC: David Cameron and hug-a-hoodie phrase history]:”Immaginate un complesso urbano con un piccolo parco”, aveva detto allora Cameron. “Nel parco non c’è nessun cartello del tipo ‘vietato giocare a palla’ o ‘vietato fare skateboard’: è semplicemente uno spazio vuoto. E poi immaginate di avere quattordici anni e di vivere in un appartamento al quarto piano che da sul giardino. Sono cominciate le vacanze e non avete un soldo in tasca. E’ questa la vostra vita. Cosa fate di giorno? Cominciate a vagare per le strade , annoiati a morte. Vi guardate intorno. Chi non è annoiato? Chi non sta vagando per strada senza un soldo? Chi, invece, ha le macchine, i vestiti, il potere? La prima cosa da fare è riconoscere che non troveremo mai le soluzioni giuste se prima non capiamo cosa è andato storto: bisogna capire il contesto, le ragioni, le cause. Questo non significa necessariamente giustificare il crimine, ma ci può aiutare ad affrontarlo meglio. Perchè indossare uno hoodie è una conseguenza del problema, non la causa. Noi che indossiamo abiti eleganti spesso vediamo gli hoodie come simbolo di aggressività, l’uniforme di un esercito ribelle di piccoli gangster. Ma nessun ragazzo è irrecuperabile, dal punto di vista psicologico o sociale. E spesso la polizia, la prigione e il governo non riescono a capirlo“.

Dieci giorni dopo le peggiori rivolte degli ultimi decenni, a fine agosto, la polizia era di nuovo nell’occhio del ciclone per aver strappato dalla sedia a rotelle e trascinato per strada uno studente disabile che protestava. Senza contare la morte di tre persone colpite con il taser. Nicolas Robinson, il ragazzo del sud di Londra condannato per aver rubato una bottiglia d’acqua minerale, stava cominciando a scontare la pena, mentre Cameron tornava dalla sua ultima vacanza, la quinta del 2011. Forse tocca a noi provare a capire “cosa non è andato per il verso giusto”.

Vedi anche articolo su Loop: http://www.looponline.info/index.php/editoriali/622-londra-e-la-punizione-delladidasproletariat


RAI Radio3.

Londra brucia – 02/04/2012

Londra brucia – 03/04/2012

Londra brucia – 04/04/2012

Londra brucia – 05/04/2012

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: