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Necropolitica: ovvero, dalle catacombe del web ai processi politici ai morti.

Necropolitica: ovvero, dalle catacombe del web ai processi politici ai morti.

di Roberto Goldin – domenica 2 dicembre 2012

Se mi venisse chiesto di fare un resoconto, di trarre le somme, dopo mesi e mesi di sostegno all’MMT, probabilmente risponderei in modo inatteso, divagando. Ed è quello che farò.

Il resoconto ha a che fare inizialmente con me.

E, per non annoiare con ridicoli discorsi introspettivi, lo sintetizzerei in questo modo.

formazione

Il più grande crimine” è stato un pugno allo stomaco. Ed è arrivato in un momento in cui anche le mie aspettative come attivista politico andavano in frantumi.
Questa combinazione, la disillusione dalla politica e il disegno catastrofico di una società guidata da una finanza neoliberista, ha creato il panico non solo in me ma anche tra quelle comunità prevalentemente manifeste nel web.
Il web.
A chi ha perso ogni speranza nell’attivismo politico della vita reale, il web si propone come spazio democratico, ha un facile accesso e dispone di potenti mezzi comunicativi. C’è chi ha definito questo spazio come nuove catacombe. Sarei d’accordo. Ma teniamo presente cos’è nato dalle catacombe.
Penso che Barnard si sia accorto progressivamente che nel web, anche se spazio indegno, abitato dalla più eterogenea folla di ignoranti, si stava condensando un gruppo di suoi sostenitori: un potenziale che però era gravemente condizionato dalla mancanza di una guida e dalla dipendenza da web. Ciò lo ha portato ad accettare la sua compromissione con questa comunità, mantenendo però un certo ed evidente distacco, creato con insulti di ogni genere e di disprezzo verso l’onesto impegno individuale.
L’impegno al definitivo abbandono delle mitologie e leggende sull’economia, come ad esempio il signoraggio bancario, e la necessità di una formazione specifica diventò una priorità condivisa. Per quanto mi riguarda, il percorso si rivelerà costoso sia in termini economici sia in termini di sacrificio personale, impegnando quasi totalmente il tempo allo studio, abbandonando la mia passione per la letteratura e trascurando la famiglia.

I Barbari

I Barbari

Un’intuizione di Baricco si trasformò con “I barbari” in un saggio sulla mutazione. Cosa c’entra?
C’entra, eccome.
E’ finita un’epoca, quella post bellica. Quella post guerra fredda. Quella post ideologica. Lasciando un vuoto, uno spazio non presidiato che qualsiasi orda di barbari può invadere, prenderne possesso e devastare ciò che è rimasto.
Nemmeno il paradigma liberale, quello del libero mercato e dell’individualismo, pur in assenza di antagonisti, è riuscito ad affermarsi democraticamente nella stessa “civiltà occidentale”. Anzi, ne abbiamo visto il fallimento a partire da presupposti come Bretton Woods e da come tale paradigma sociale venga ormai imposto con coercizione da entità che con la democrazia e la rappresentatività non hanno nulla a che fare.
Questa opera di barbarie e di distruzione, come sostiene Baricco – ma non solo lui, mi viene in mente anche Morgenthau ad esempio – è però necessaria, per poter ricostruire.
E dalle individuali profondità delle nostre esperienze intellettuali emergiamo tutti ad un livello zero, come può essere il web o chissà cos’altro. Qua nascono nuovi linguaggi, nuovi modi di comunicare ed una trasformazione del rapporto tra la comunicazione, il tempo ed i nuovi mezzi. Si crea tra loro una dimensionalità diversa, fatta di collegamenti tra esperienze veloci ed eterogenee che Baricco chiama tessere d’esperienza.
Ecco perché non accetto il particolare accanimento di Barnard verso le comunità web. Barnard, in questo senso, non ha ancora imparato che si tratta di un mutamento irreversibile, come quello dalla tradizione orale a quello della scrittura.

Non sto divagando, ve lo posso assicurare. Non è ne una divagazione ne una interminabile premessa. Si tratta di capirsi bene, già dall’inizio. Ora che dobbiamo ricostruire, partendo dalle fondamenta, non m’interessa avere già in mano il progetto di dettaglio del tetto. Mi interessa che sia ben chiaro dove costruiamo queste fondamenta, e con quali materiali. Ed è un lavoro pesante e lungo che sembra non dare risultati, perché pare di rimanere sempre al livello zero.

E’ stato fatto già molto con la demolizione di tutto ciò che non aveva più riscontro con le nuove necessità. Ora non perdiamoci in seminari sulla demonizzazione di Hayek. Di Hayek non sapete nulla. Se veramente aveste letto qualche cosa di Hayek e non su Hayek, avreste capito ben altre cose di quelle che diffondete con il copia e incolla su Facebook. Vi do una notizia: Hayek è morto. E’ morto come sono morti Malthus, Adam Smith e tanti altri sui quali non vengono fatti processi. Forse del nazismo temiamo Hitler o i neonazisti? Allora lasciate stare Hayek e concentratevi su chi in questo momento ci sta privando della nostra stessa esistenza.

Come non avrebbe senso prendersela con Samuel P. Huntington, ma avrebbe senso scoprire ciò che è sempre stato alla luce del sole e che egli ha orgogliosamente sbandierato con “Lo sconto delle civiltà e il nuovo ordine mondiale”.

L’Occidente tenta e continuerà a tentare di preservare la propria posizione di preminenza e difendere i

Lo scontro tra civiltà - Samuel P. Huntington

Lo scontro tra civiltà – Samuel P. Huntington

propri interessi identificandoli con quelli della “comunità internazionale”.

Questa espressione è diventata l’eufemismo d’uso comune (in sostituzione di “Mondo Libero”) impiegato per conferire legittimità globale ad azioni che riflettono gli interessi degli Stati Uniti e delle altre potenza occidentali. L’Occidente, ad esempio, sta tentando di integrare le economie non occidentali in un sistema economico universale sotto il suo controllo. Attraverso il Fondo Monetario Internazionale e altri organismi internazionali, l’Occidente promuove i propri interessi economici e impone ad altre nazioni le politiche economiche che ritiene più appropriate.

Se si indicesse un referendum in una qualsiasi società non occidentale, tuttavia, il FMI e gli altri organismi economici internazionali otterrebbero certamente l’avallo dei ministri finanziari e di pochi altri, ma sarebbero altrettanto certamente osteggiati dalla stragrande maggioranza della popolazione, che concorderebbe certo con la descrizione dei funzionari del FMI fatta da Georgji Arbatov:<<neo-bolscevichi che amano appropriarsi del denaro altrui, imporre norme di condotta politica ed economica estranee e non democratiche e soffocare la libertà economica>>1 .

1 Georgji Arbatov, <<Neo-Bolsheviks of the I.M.F.>>, in <<New York Times>>, 7 maggio 1992, p.A27.

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